Tavola di Munsell

La gestione colore nelle arti grafiche

Senza una corretta gestione colore, quante volte i creativi vedranno frustrate le loro aspettative sul risultato cromatico in stampa? Tantissime.

L’importanza della gestione colore nelle arti grafiche è tutta qui.

Per questo che è fondamentale per gli stampatori integrarla nel proprio flusso di lavoro.

Il perché di una scelta…

Gli stampatori più sensibili alle implicazioni dell’evoluzione tecnologica, hanno sentito per primi, la necessità di conoscere e capire come controllare il risultato cromatico in stampa.

Ma con una fase di prestampa ormai completamente digitale, le competenze e le esperienze vanno condivise con chi progetta e realizza gli esecutivi di stampa.

Noi il colore abbiamo imparato a gestirlo e lo comunichiamo ormai da più di 10 anni. Lo facciamo sempre con lo spirito di condivisione delle informazioni che è alla base della crescita professionale.

Seguiteci, ancora una volta, in questo piccolo viaggio nel mondo della gestione colore nelle arti grafiche.

Il colore e la colorimetria

Non si può parlare di gestione colore nelle arti grafiche senza approfondire due argomenti fondamentali: il colore e la colorimetria.

Il colore

Il colore è la percezione visiva generata dai segnali nervosi che i fotorecettori della retina mandano al cervello quando assorbono radiazioni elettromagnetiche di determinate lunghezze d’onda e intensità.

Per rappresentare in maniera univoca il colore, il Consorzio CIE ha definito uno spazio colorimetrico, CIELab, che comprende tutto lo spettro visibile e riporta ogni colore all’interno di un grafico tridimensionale in base al posizionamento sulle coordinate piane x e y dei valori “a” (rosso-verde) e “b” (giallo-blu) integrate dal valore di luminosità “L”.

La colorimetria

La colorimetria ha lo scopo di definire il colore con valori univoci (numeri).

Lo spazio CIELab descrive, quindi, ogni colore con 3 valori numerici indipendenti dal comportamento dei dispositivi di acquisizione e/o riproduzione.

I colori che possono essere riprodotti nelle arti grafiche, si collocano all’interno di spazi colore più ristretti del CIELab che sono RGB e CMYK. Questi spazi colore, sono però influenzati dalla periferica che li restituisce (fotocamera, monitor, stampante).

Facciamo un esempio concreto.

In una foto digitale non ci sono colori, ogni pixel è rappresentato da numeri. Nello spazio colore RGB, è definito da una terna di interi che, singolarmente, possono assumere un valore compreso tra 0 e 255; nello spazio colore CMYK, ogni pixel è descritto da quattro numeri interi, ognuno con valore tra 0 e 100.

Solo quando l’immagine è letta da un’applicazione (come per esempio Adobe Photoshop) ed è visualizzata su un monitor o stampata, i numeri generano colori. Ed è proprio in questo passaggio che hanno origine i problemi affrontati dalla tecnologia di gestione del colore.

Chiunque visiti un ambiente in cui sono presenti più Tv a colori o monitor noterà come una stessa immagine – ovvero le medesime informazioni RGB – appaia diversa da un display all’altro. Se non è meglio precisato, infatti, i numeri 255R 0G 0B rappresentano certamente un rosso, ma su due monitor diversi potrebbe apparire più o meno saturo e luminoso oppure più tendente all’arancio o al viola.

Il colore generato dai numeri, pertanto, è device dependent, ossia dipende dall’esemplare specifico di periferica. È per questo motivo che chiamiamo numeri e non colori i valori di periferica (RGB e CMYK) e definiamo invece colore la nostra percezione e le coordinate colorimetriche (Lab o XYZ) che la rappresentano.

L’obiettivo della gestione del colore è garantire la corrispondenza cromatica su tutti i dispositivi della catena di riproduzione. Ciò si realizza stabilendo una correlazione tra i valori dei diversi spazi colore e le coordinate colorimetriche, che sono indipendenti da qualunque periferica.

Il Color Management System

Il CMS (Color Management System) è il sistema creato per mantenere inalterata la percezione del colore di un documento grafico passando da una periferica all’altra (scanner, fotocamera, monitor, stampante, macchina da stampa).

Il sistema di gestione del colore più usato nelle tipografie è quello standard ICC che si basa sui seguenti tre elementi principali:

1. I profili colore (ICC)
2. Un intento di rendering
3. Un motore di conversione colore (CMM)

I profili ICC

Sono file digitali di piccole dimensioni che contengono la descrizione dello spazio colore di riferimento e le tabelle di relazione, una per ogni intento di rendering, tra i valori dello spazio colore e le coordinate colorimetriche.

Lo standard ICC prevede diverse classi di profili:

  • input (cioè scanner e fotocamera)
  • monitor
  • output (tutte le periferiche di stampa).

Quelli di input sono profili di origine e sono quindi unidirezionali. Infatti, contengono al loro interno solo i valori dello spazio colore di riferimento abbinati alle relative coordinate colorimetriche.

I profili monitor e output, sono invece bidirezionali: contengono cioè, sia la relazione tra i valori dello spazio colore e le coordinate Lab, che quella inversa. Possono quindi essere essere utilizzati come origine e/o come destinazione a secondo del tipo di conversione che vogliamo realizzare.

Le applicazioni di grafica dispongono già di profili monitor e output standard adattabili alla maggior parte delle periferiche in uso di medio/alto livello.

Eccone alcuni esempi:

Tabella profili ICC standard nella gestione colore

L’intento di rendering

L’intento di rendering definisce la modalità che il motore di conversione (CMM) dovrà usare per gestire i colori fuori gamma durante le conversioni tra due spazi colore.

Sappiamo che le diverse periferiche, potrebbero non essere in grado di riprodurre tutta la gamma dello spazio colore di origine. È cioè che in una conversione da monitor (RGB) a stampante (CMYK) siano presenti colori che non possono essere convertiti con le stesse coordinate colorimetriche.

Poiché il presupposto della gestione colore è quello di riprodurre tutti i colori d’origine, è necessario ricorrere a delle approssimazioni. Bisogna cioè riprodurre il colore “più vicino possibile” al gamut di destinazione.

L’intento di rendering fornisce le indicazioni al modulo CMM per convertire questi colori da una periferica a un’altra secondo due tecniche diverse:

  1. La compressione della gamma riporta il gamut di origine completamente all’interno del gamut di destinazione mantenendo la relazione cromatica tra i colori (mapping)
  2. Il ritaglio della gamma riporta tutti i colori di origine fuori gamut ai colori più vicini del gamut di destinazione (clipping)Rendering e gamut

Gli intenti di rendering che derivano da queste tecniche sono descritti di seguito e possono essere usati in base alle specifiche esigenze di gestione delle immagini.

Intento percettivo

Mantiene le relazioni tra i colori scalando l’intero gamut di origine in quello di destinazione. Così tutti i colori dell’immagine vengono modificati, non solo quelli fuori gamma, in modo che mantengano la loro relazione cromatica e il loro rapporto visivo. Questo intento è generalmente consigliato per le immagini fotografiche.

Intento di saturazione

Riproduce la saturazione relativa dei colori da gamma a gamma, fornendo i colori più brillanti e nitidi in assoluto. Viene usato nella grafica non fotorealistica dove è più importante che il colore sia vivo, saturo, piuttosto che sia esattamente uguale all’originale. È utile nella conversione di elaborati grafici vettoriali con elementi molto brillanti.

Intento colorimetrico relativo

Riporta i colori fuori gamma al colore più vicino possibile della gamma di destinazione e attraverso la mappatura del punto di bianco d’origine a quello di destinazione, allinea tutti gli altri. Questo intento è particolarmente consigliato nelle conversioni tra spazi colore dello stesso tipo con piccole differenze di gamut.

Intento colorimetrico assoluto

Abbina colorimetricamente i colori contenuti nella gamma, senza variare il punto di bianco del profilo di origine e riporta i colori fuori gamma alla tonalità più simile. Particolarmente adatto per la produzione di prove colore a monitor o in stampa poiché consente di mantenere inalterato il punto di bianco di origine.

Il motore di conversione (CMM)

Il motore di conversione colore (CMM) è un software che mette in relazione profili e intenti di rendering e attua la conversione colore verso la periferica di destinazione.

Il più comune nelle arti grafiche per la gestione colore è l’Adobe Color Engine (ACE) ma molti produttori come Kodak, Fuji, o Agfa hanno preferito, sempre appoggiandosi allo standard ICC (standard aperto), sviluppare propri moduli CMM proprietari.

CMM della gestione colore nelle arti grafiche

La nostra gestione colore

Le nozioni acquisite su colore e colorimetria sono state il presupposto necessario per introdurre la gestione colore nel nostro flusso di lavoro e per caratterizzare le nostre macchine da stampa secondo gli standard ISO.

Conoscendo infatti il profilo di output delle nostre macchine da stampa, possiamo simulare il risultato delle loro produzioni, sui monitor e/o sui sistemi di proofing anche loro opportunamente calibrati. Siamo cioè in grado di:

  • fornire una prova colore affidabile ottenuta da stampanti anch’esse calibrate e impostate con lo stesso profilo di output delle macchine da stampa;
  • garantire la rispondenza tra una immagine visualizzata su di un monitor calibrato e la relativa stampa finale, poiché il profilo di ciascuna immagine viene correttamente interpretato e infine convertito durante la produzione delle lastre.

Oltre al complessivo miglioramento della conversione, possiamo inoltre intervenire, fino al momento immediatamente precedente l’incisione delle lastre, sulle impostazioni di conversione per adattare i file di stampa ai diversi supporti (patinate o usomano), o modificare gli intenti di rendering in funzione delle diverse tipologie di soggetti da riprodurre.

Grazie alla corretta applicazione della gestione colore sul nostro flusso di lavoro, i nostri clienti possono scegliere se:

  • continuare a fornire immagini in CMYK senza alcuna modifica delle abitudini di lavoro. In questo caso il vantaggio consisterà solo nella possibilità di fruire di sistemi di proofing affidabili capaci di simulare il risultato di stampa;
  • lavorare in RGB rispettando gli spazi colore nativi dei singoli elementi che compongono l’esecutivo, senza doversi più preoccupare dei risultati di conversioni ottenuti attraverso i propri software spesso non correttamente impostati.

L’unica accortezza che viene richiesta, in entrambi i casi, è quella di mantenere i profili colore incorporati nelle immagini e, nel caso di immagini prive di profilo, incorporare in fase di registrazione quello dello spazio colore del software che si sta utilizzando.

Approfondimenti

Piccolo glossario

La nostra gestione colore

I nostri guru: Mauro Boscarol, Taga Italia